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Il nuovo “Il revisore” di Sergej Golomazov è uno spettacolo inquietante, un bluff psicologico su come la menzogna diventi realtà se chi ci circonda è fin troppo disposto a crederci.
L’azione si svolge oggi, in una città contemporanea letteralmente costellata di telecamere di sorveglianza. Sembra impossibile nascondere qualcosa: tutti vengono osservati, tutto viene registrato, tutto può finire sullo schermo.
Ma più si vede intorno a sé, più risulta difficile vedere la verità.
Il Khlestakov di questa storia non è un innocuo chiacchierone capitato per caso nel gioco di qualcun altro. È un bugiardo brillante, esplosivo, focoso e pericolosamente affascinante. La sua arma principale è la fantasia.
Percepisce istantaneamente le paure e i desideri altrui e inizia a creare una nuova realtà attorno a sé. Le sue menzogne diventano sempre più audaci, aggressive, seducenti – e gradualmente conquistano un’intera città.
Ma Khlestakov sta davvero ingannando queste persone?
O sono loro stessi a voler essere ingannati?
I funzionari vedono in lui colui che temono. Altri vedono in lui colui che è in grado di aprire la strada al potere, a una posizione di rilievo, al denaro o a una vita diversa. Ognuno completa con la propria immaginazione l’immagine dell’«ispettore» – e alla fine diventa vittima della propria immaginazione.
Al centro dello spettacolo vi è l’analisi dei meccanismi dell’autoinganno, la paura di essere smascherati e la sorprendente capacità dell’uomo di credere a una bugia comoda anche quando la verità è proprio davanti ai suoi occhi.